Donne in sella ad una bicicletta fino alla fine!

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Leggendo un quotidiano odierno, parole come “lotta alla violenza sulle donne”, “diritti civili”, “crisi economica e sociale” sono argomenti ordinari, allorché sfogliando invece un giornale del 1800/900’ troviamo incredibilmente gli stessi temi in prima pagina e magari il disegno di una bicicletta. Susan B. Anthony, avvocato americano per i diritti civili, (nel lontano 1896) disse – “Gioisco ogni volta che vedo in giro una donna pedalare … immagine senza ostacoli della libera femminilità”.




La donna e la bicicletta

La bici non è solo un oggetto a due ruote, due pedali, un telaio e una catena, ma è cultura che ci permette di guardare oltre e di recuperare certi valori innegabili, da rivalutare nella società attuale. Infatti, la bicicletta ha un’anima che nella lotta all’ emancipazione femminile ha svolto un ruolo da protagonista, e ha donato un meraviglioso senso di libertà. Dalla metà dell’ottocento i pantaloni sono diventati un capo d’abbigliamento unisex, dagli “split skirts” al “rational dress” (calzoni larghi fino al ginocchio e stretti più in basso, coperti da un soprabito non troppo lungo), proprio grazie alle donne, per poter salire in sella senza più pregiudizi. Annie Londonderry Kopchovsky è stata la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta, sostituendo gonne e corsetti con pantaloni e bici (la sua “Columbia”). Alfonsina Strada, unica donna a partecipare al Giro d’Italia del 1924, ha fatto della propria bici da corsa, ricevuta per regalo di nozze, un’arma vincente contro la superiorità del genere maschile. “Sono convinta che qualsiasi donna capace di usare ago e forbici possa utilizzare altrettanto bene anche altri strumenti”, ha scritto Maria Ward, autrice di “Bicycling for ladies”, una guida su come pedalare e al contempo un inno all’orgoglio e alla forza del gentil sesso. Sono tutti esempi che hanno contribuito pian piano a snellire le differenze tra generi facendo della bici un’arma inoffensiva ma vincente. Solo la sensibilità femminile poteva trarre tanta energia da un utensile a due ruote. Quella forza vitale che fece arrivare Alfonsina Strada e la sua bici al traguardo del Giro d’Italia. Ancora una volta l’importante è sentirsi liberi di svolgere un’attività che si sente come propria, cioè liberi di pedalare senza per forza arrivare primi, o dimostrare qualcosa agli altri. La bicicletta è donna perché ha cambiato la sua storia, le opinioni, i costumi, i valori… e quindi il mondo. E già in questo vive il loro trionfo.  (a cura di Marica Mottola)





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