Cicloturismo: un’idea di libertà che viaggia nella mente

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La filosofia di viaggio, spesso ribadita nelle nostre pagine, è un inno al cicloturismo come idea di libertà. La libertà, non intesa come assenza di regole; al contrario, una libertà fatta di sensazioni organizzate, seppur emotivamente instabili, in un contesto delineato.




Il mio incontro con il Cicloturismo e la libertà di viaggio

cicloturismo biciPrima di iniziare, tengo a precisare che questo articolo, non vuole essere una guida ma semplicemente un modo di raccontare. Parto dal presupposto (e per la prima volta lo faccio in prima persona) che queste righe sono spontanee e frutto di una singola idea. Detto ciò, comincerei ad addentrarmi nei discorsi che mi hanno portato a scrivere.
Intraprendendo la mia esperienza di “creatore di testi” per questo progetto, a mio avviso unico (Italy Bike Friendly), non avrei mai pensato di poter scendere cosi nel profondo del suo vero significato.
Quando conobbi Giovannino Carrano, ero già stato ciclista per tanti anni, viaggiavo su strada e gareggiavo; dal ciclismo poi, per problemi di tempo e non solo, ho dedicato la mia vita in seguito alla montagna, al trekking e agli sport invernali.
Un giorno, passeggiando per Vietri sul Mare (cosa per me rara data la vicinanza al mare) capii, nello sguardo di un passaggio su una fat bike che il mio concetto di ciclismo poteva subire dei cambiamenti.
Cosi, Giovannino mi raggiunse quando mi vide e iniziò a raccontarmi il suo personalissimo “cicloturismo“, la sua esperienza dalle origini e l’esigenza di tramutare la sua passione in vita e libertà!
Fu un istante particolare, intenso e nello stesso tempo altamente istruttivo. Iniziai nel giro di una chiacchierata a intravedere nella bicicletta un qualcosa di più. iniziai a vivere uno spirito diverso, iniziai a concepire la parola cicloturismo e forse, iniziai a capire che quello che avevo dentro era proprio un concetto inespresso.

Il viaggio, il cicloturismo e la passione del conoscere

Negli istanti esatti in cui iniziammo a discutere di un’Italia vicina al ciclista in viaggio, cominciò il mio personalissimo excursus nelle vicende quotidiane della vita che, inesorabilmente, conducono alla voglia di scoprire.
Il mio passaggio dalla bici al trekking è realmente significativo di questa voglia ed infatti, proprio grazie alle passeggiate e al ritrovarmi con me stesso, ho cominciato ad amare il turismo naturalistico della mia regione. Tuttavia, quell’approccio sportivo a tutti i costi che in passato avevo avuto con il ciclismo, aveva innescato in me un velo, un velo difficile da distruggere, capace con scarse opinioni, di portarmi a far vedere quel mezzo a due ruote, solo come un veicolo di fatica, capace di darmi soddisfazioni sono con un allenamento al top e con avversari da sfidare in duelli su salite interminabili.
Eppure sono state centinaia le volte in cui, arrancando su tornanti impervi, o sfrecciando in discese tecniche, il mio sguardo aveva posto l’attenzione sulle bellezze della natura e dei borghi nascosti della nostra penisola; li vedevo cosi vicini, cosi facili da raggiungere, ma all’istante apprezzavo poco quel poter vivere la realtà di essi, come se il padrone del tempo, avesse deciso insieme al padrone della noia, che il sudore, quelle scarpette tacchettate e il ritorno obbligato, fossero le uniche sostanze possibili.
Cosi tornando ogni giorno a casa in orario e rivestendomi tornando a lavoro, rimanevano immagini stupende, seppur con un amaro difficile da digerire.
Invece, quella fat bike in giro per Vietri, lontana dalla neve e dalle montagne, votata al cicloturismo, ma con attrezzatura da bikepacking (meglio precisare!), è stata capace in pochi istanti, di stravolgere la mia opinione.

Non voglio tediarvi ancora a lungo, perchè sono consapevole di come le parole, a volte, se non interpretate in modo sapiente possano solo annoiare e non rendere merito ad un discorso.
Il Cicloturismo, questo sconosciuto, dopo anni e anni di pedalate, dopo km e km di fatica, è apparso nella mia mente come un concetto sconosciuto. 
Rivedendo gli anni trascorsi, concepisco solo in questo momento di come, la natura paesaggistica e Dio, ci abbiano dotati di tutto il necessario per vivere liberi e amare noi stessi e il prossimo.
Un corpo come una macchina perfetta, un modo affascinante e ricco di ogni essenza necessaria, un animo capace di scindere il buono e portarlo avanti con successo.
Questa è l’essenza di ciò che ancora a molti (me compreso) manca e mancava. La capacità forse, di capire che abbiamo tutto e possiamo apprezzarlo con una semplice pedalata, conoscendo ciò che ci circonda e facendo di un “viaggio” (anche immaginario) il nostro cavallo di battaglia per un’esperienza sensoriale e sentimentale unica.

Angelo Mattia Rocco





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